venerdì 30 aprile 2010

Caro E.

Mio Caro Edoardo,
ora da te è primavera. Il mio ricordo va alla canzone che ti dedicai, alle giornate di sole passate insieme, al tuo correre di corsa a casa mia, inutilmente, perché pensavi che ci fosse una motivazione molto più seria che mi spingesse a piangere.
Eppure non sono i ricordi ad accavallarsi nella mia testa ma la visione del futuro, di quello che incontrerai e che incontrerò. Non sono le parole a dirmi come stai, non sono le parole a dirmi cosa fai, non sono le parole a riempire il silenzio, perché noi di riempire il silenzio non abbiamo mai avuto bisogno.
Non è la nostalgia che mi spinge a vedere le persone come sagome colorate senza identità, affollarsi sui marciapiedi di questa metropoli, ma il vento forte che troppo velocemente le fa scorrere via, da me, da te, dal tempo, da quello che saremo, fino a quando lo saremo.
Che fortuna poter anche solo immaginare di restarti accanto, sempre.
B.
28 Aprile 2010

1 commenti:

Edoardo ha detto...

Qui adesso è primavera, e il cielo è di quel grigio che forse non mantiene nemmeno le promesse.
Grigio politically correct che non sa far altro se non stare lì offuscando il sole e millantando pioggia.
Hai ragione. Il silenzio lasciamolo agli altri; teniamolo stretto solo se è quello che stavamo inseguendo, solo se è quello che abbiamo artigliato perché ne avevamo bisogno.
Il resto, tutto il resto, è solo un gran vento che confonde, costringe al riparo e talvolta persino a chiudere gli occhi. Lo stesso ogni volta strappa un urlo e un abbraccio, e li sospende in alto per migliaia di miglia, portandoli chissà dove. E a volte, senza nemmeno saperlo, li soffia sino a raggiungere l'altro.