domenica 2 maggio 2010

Un giorno e mezzo da scrittore

...che poi ovviamente c’è ironia visto che scrittore non sono, lo sapete voi e lo so io. Però una cosa da scrittore mi è capitata due giorni fa. Ho finito un libro. Un romanzo, anche se la parola sembra di quelle grosse e adulte. Non so quante volte vi sia capitato di finire un libro. A me di solito non capitava nemmeno di finire le altre cose della mia vita. Ho sempre lasciato tutto in sospeso.
Finire un libro quindi era una sfida con me stesso, un dirmi, vedi coglione che se ti metti puoi farcela?
Che poi per carità, può essere un libro bruttissimo, una grande merda. Teoricamente si potrebbe prendere una tela e dipingerla di rosso, e dire di aver fatto un quadro. Che ci vuole, se poi il risultato fa cagare?
Ma avantieri non ne sapevo niente di risultati, di bello o brutto o anche solo interessante. Non sapevo se quel malloppone di 290.000 parole sarebbe mai stato pubblicato, e senza alcuna falsa modestia, nemmeno mi importava. Sapevo solo che stavo per finire. Che il mio personale Cammino di Santiago farcito di bestemmie stava giungendo ad una conclusione, quale che fosse non mi fregava un cazzo. Sentivo una certa tensione, mentre mi avvicinavo all’ultima riga. Era scomparso il telefono, la mia vicina di casa con la sua bambina neonata rompipalle, i gatti che mi giravano intorno, era scomparsa la signora di fronte che chiedeva al marito di sotto se aveva comprato il pane, era scomparso tutto. Ero rimasto solo io con la pagina davanti.
Poi ero arrivato alla fine. Muscoli tesi, testicoli gonfi. Non era successo niente. non c’era stato quel rilascio da post-orgasmo sulla sedia, come avevo pensato. Ma soddisfazione, questo sì. Sorriso imbecille, sì anche quello.
Che poi ognuno ha le sue idee. Io ho sempre pensato che, SEMMAI un giorno avessi finito un libro, per festeggiamento avrei fumato una sigaretta anche se non fumavo. Subito dopo, mi sarei aperto una birra di quelle che si ricordano. La mattina dopo, mi sarei tagliato la barba. Non ricordo nemmeno più da dove avevo preso queste idee. So solo che mi sembravano abbastanza fighe.
Tanto, ero sicuro che MAI avrei finito un libro. Non finivo nemmeno i racconti, a volte. Neanche le poesie, perdio. Tutto sospeso, tutto rimandato, tutto domani si vede.
E invece avantieri è successo. Per caso. Nel posto che non avevo previsto, nel modo che non mi aspettavo. Un libro cominciato quasi 3 anni prima, scritto in decine di case diverse, latitudini diverse, diversi umori, era arrivato alla parola fine. E ora?
Mi guardo intorno. Nella casa dove mi trovo adesso non c’era da fumare. Ovvio. Non fumo da anni, ormai, ma una sigarettina extra (di quelle che non si contano, per intenderci) me la sarei fatta. Pazienza. Un rito che se ne va. Ma la birra, cazzo quella ci vuole. E mica solo una.
La mia ragazza e il mio compare si trovano dall’altra faccia del pianeta. Mando loro un messaggio che vedranno quando si sveglieranno. Intanto mi organizzo la serata. Mi metto d’accordo con un’amica. Mi preparo alla serata. Ho ancora quel sorriso scemo in faccia. Non mi sono mai sentito uno scrittore, ma stasera ci sono maledettamente vicino.
Cena. C’è qualcosa di buono, e poi le solite scene che quel qualcosa di buono lo fanno andare storto. Come sempre, per sempre. Un libro non cambia la realtà intorno. Ma ce l’hai, e questo ti fa star bene nonostante la gastrite e la futura ulcera. Mi preparo per la serata. Io seduto al tavolo, io che mi faccio andar giù per la gola il primo sorso, io che ripenso ad una cosa mia, tutta mia, che è finita, e mi trovo un senso che non sapevo.
Venti minuti prima dell’appuntamento l’amica mi manda un messggio. Non se ne fa niente. sono già vestito. Tento alla disperata di trovare qualcuno, ma è venerdì sera. Uno è con la ragazza, uno all’allenamento. Quella non può. Quello abita lontano. Quella non può bere. Quello ha sonno.
Mi spoglio, mi metto in pigiama. Mi ricordo del libro poco prima di prendere sonno.
Che poi anche se finisci un libro, può non voler dire un cazzo per gli altri. Per te, ma non per loro. E così la mattina dopo finisci incastrato in una cosa di famiglia e te ne fai una ragione, e mentre vai sotto il sole, verso la campagna,rassegnato ad un festeggiamento tra te e te, senti tuo padre che dice, cazzo ho scordato il vino.
Che poi puoi finire il primo libro nella tua vita, che magari sarà anche l’ultimo, e non riuscire nemmeno a festeggiare. Che poi il senso non è quello.
Essere scrittori, però, non è questo granchè.
Intanto, mentre vi scrivo, aspetto ancora quella birra.
E per cominciare, domani mi taglio la barba.

2 commenti:

Edoardo ha detto...

scrittore e romanzo sono due parole grosse e adulte. e non è un caso, che anche tu lo sia. lo saresti anche senza queste parole, del resto.
un abbraccio, AA.
la prima te la meriti da solo, la seconda la porterò io personalmente.

clelia ha detto...

emozionatissima...e desiderosissima di leggerlo. Forse per alcuni, alcuni di noi, alcuni che distano da te Km e Km è importante. In maniera diversa da come può esserlo per te, questo è chiaro. Ma è importante.
Forse avere stima delle persone lo si valuta anche da queste cose... ;)