mercoledì 15 giugno 2011

In equilibrio PRECARIO e a fari spenti nella Notte




Ieri notte ci sono ricascato.
Tornavo da una cena con amici, ero in macchina da solo, ed è successo. Mi sono fatto un giro dei paesini in macchina, senza meta, tra strade vuote e spiagge deserte. Non mi succedeva da anni .
E’ stato strano, è stato diverso. Allora lo facevo per sentirmi vivo, per ritrovarmi in quel mondo in movimento, per respirare salsedine e stelle dal finestrino.
Stavolta avevo dei pensieri da portare in giro. Non sapevo che farne, e allora ho lasciato che fosse la strada a decidere per me. La linea bianca scandiva il ritmo dei miei casini, ora intermittente, ora continua.
Mi sentivo un precario, ieri notte. Un precario della vita, come molti di quelli che conosco. Mi sentivo a metà, senza un progetto, senza piano B, senza soluzioni. Mi sentivo senza rete di sicurezza, mi sentivo pressato, mi sentivo confuso.
Soprattutto, mi sentivo stanco.
E così sono andato. Ho fatto andare lo stereo e mi sono fatto passare davanti agli occhi incroci e stazioni, e poi tutte le persone con cui ho parlato in questi giorni, e tutti a dirmi qualcosa, a cercare di darmi un loro pensiero, ma anche loro sono precari della vita, e ognuno ha i suoi casini da gestire. E’ questa la grande fregatura. A volte, tutto quello che possiamo fare è darci una pacca sulla spalla e berci sopra, in un silenzio che dice tutto.
Ho pensato e ripensato alle parole di tutti, e poi alla realtà che cancella ragioni e torti e vuole solo che si saldi il suo conto. La Realtà, lei, è l’unica prostituta che non vedo in queste strade notturne.
State certi però che, se l’avessi incontrata, non l’avrei mai fatta salire in macchina. Non guadagno così tanto. Sono un precario, io.
Con la macchina sono tornato nei soliti posti, cercando di capire cosa sentivo. In ogni strada un ricordo, e per ogni ricordo qualcosa da far ballare e qualcosa da mandare a dormire. Ho sentito che ero cresciuto, da allora, che ero cambiato, ma che tutto questo alla fine contava poco, perchè sei sempre un pivello, in confronto ai nuovi casini che la vita ti costringe a guardare negli occhi.
Ho spento lo stereo e, passando accanto ad una spiaggia dove ero stato nudo molti anni prima, ho cercato di essere onesto con me stesso e con gli altri precari come me, e mi sono detto che sono fortunato, che ho delle cose con me che in quelle Notti nemmeno mi sognavo, che è una guerra sempre, ma ogni tanto una bella scopata e un bicchiere in pace te li riesci anche a fare. E che cazzo.
Mi sono fermato in un lungomare che conoscevo bene. Non c’era nessuno. Forse è l’età, pensavo, forse è questo essere precari. Ho attraversato notti e giungle, ho dormito in posti che non sapevo come c’ero finito, e cose così sono state la mia scuola. Ma ora è tempo di finirla, quella scuola, e di farne qualcosa con quello che ho imparato. Una delle cose che ti consigliano sempre, per restare vivo e creativo, è finire quello che hai cominciato. Io ho finito pochissime cose, nella mia vita.
Ma ora mi sono rotto il cazzo.
Poi sono tornato a casa. Non era ancora l’alba, ma non mi andava più di girare. Ho acceso il computer, e lì ho letto la notizia di quel ministro nano che insultava i precari, quelli veri.
Ho riletto la notizia, restando stranamente sbalordito. Poi ho spento tutto e mi sono messo a letto, ingoiato dal buio di una Notte nella quale non sono l’unico a girare senza meta.
Purtroppo.

Buon giro a tutti i Precari, di qualunque tipo.
Ci si rivede nella Notte.

1 commenti:

K!0^ ha detto...

Buonanotte ai sognatori.