giovedì 9 dicembre 2010

In risposta ad un post: Parlando di Arte durante una difficile Digestione, in un Giorno particolare

Mi siedo, ancora in fase di digestione, e cerco quel che ho da dire. Apro i canali dalla testa alle dita, senza che nè l’una nè le altre ne sappiano niente.
Riguardo il post di Edoardo ( http://hotelmorgana.blogspot.com/2010/10/un-prodotto-di-qualita-e-la-migliore.html), mi trovo d’accordo sul fatto che la sciatteria di un prodotto di questo tipo è inaccettabile. O dai il massimo sempre, bello, o meglio che il culo non lo muovi da casa. E sicuramente, non mi devi far pagare per le tue stronzate.
Sul book-on-demand, non ho molto da dire. Se pensi di aver scritto qualcosa che il mondo DEVE leggere, e sai già che di pubblicazione vera non se ne parla, allora perchè no? Ma quello è un problema tuo –così come lo sono i tuoi quattro figli, il tuo SUV e la tua passione per la musica house. Finchè io non devo averci niente a che fare, ne sono ben felice.
Sull’e-book (non citato nel post) ho un’altra idea che però non vado ad esporre perchè sono, come detto, ancora in digestione.
Per quanto riguarda il commento di Ex-tension –ebbene sì, io sono quell’amico lì, quello che corregge e ricorregge quel libro. Mi fa piacere quello che dici. Sì, ho la sensazione che lo sto migliorando, ma forse mi piace solo pensarlo. Peggiorarlo è difficile, ma sempre possibile.
E poi parli di arte, dell’artista. Però c’è un problema. Parli dell’artista che si è rinchiuso nel suo eremo, che non comunica, che non deve spiegare, e poi sei tu il primo ad usare un linguaggio sofisticato, elevato. Per carità, io sono un purista (e un rompipalle) della lingua italiana, che amo fino alla perversione –ma qui non parliamo di SAPERE, ma di COMUNICARE.
Ed ecco il punto: l’arte come COMUNICAZIONE. Non è tutto qui, ma è in questo che io ne vedo il valore ultimo. L’arte, in sè e per sè, non esiste. Non vuol dire niente. Ciò che è arte da una parte, è merda (e a ragion veduta) dall’altra. L’arte che non RIESCE a comunicare, è morta. L’artista che sa tutto, tranne come comunicare la sua arte, è spacciato.
Poi su questa comunicazione se ne può parlare. Qualcuno ha detto che non si può non comunicare, e mi trovo d’accordo, ma con l’arte entriamo in un’altro campo, ci sono in ballo troppe cose, abbiamo tirato troppi fili, teso troppe trappole, inventato troppi termini, troppe scuole, troppe definizioni, abbiamo ingrassato troppi critici, e quello che ci troviamo davanti è un’arte che non riesce più a dire niente.
Noi stessi non siamo più abituati ad avere davanti un’opera d’arte che sappia comunicare qualcosa: ecco perchè per vedere uno spettacolo ci affidiamo alle recensioni, per vedere un quadro leggiamo la guida. Non c’è immediatezza del messaggio, non c’è spontaneità. La pubblicità ti dice che la merda è buona da mangiare, e tu il giorno dopo ne compri un etto e mezzo e te la fai al forno.
Se poi continuiamo a dare merda alla gente e loro si abituano e se la fanno piacere, possiamo poi fargliene una colpa?
Un mio amico pittore non sarà d’accordo, ma l’arte, per me, non è tutta uguale. Puoi sapere utilizzare le parole, i colori, lo scalpello, e questo fa di te un buon artigiano, ma NON un artista. Non stai dicendo niente, per quanto lo stai facendo in modo tecnicamente ineccepibile.
In questo non sono d’accordo con te, Ex-tension: l’artista NON deve spiegare. Più tempo, anzi, se ne sta lì nel suo eremo, e meglio è per tutti, sia per la sua arte che per chi ne usufruisce. Lui non deve agli altri niente di più che la sua opera. Parlare di arte può essere divertente, fino ad un certo punto, ma chi fa arte deve limitarsi a questo: ci penseranno gli altri, ad istituire accademie e Coppe del Nonno.
L’artista ha detto tutto quel che doveva con la sua opera, punto. Non deve rettificare, spiegare, non deve aggiungere, non deve fornire un contesto. Quando i colori sono asciutti, quando il file Word è salvato, allora da lì in poi sarà il pubblico a decidere se e come prendere quell’opera. Credo alla COMUNICAZIONE più ancora che all’immortalità. Un artista che sa dire qualcosa è, IN POTENZA, un rivoluzionario, uno che fa saltare Poteri e Mondi con un verso. Non vedete che forza, che energia, che vita c’è in tutto questo?
Poi magari quello che l’artista ha da dire è risibile, stupido, banale. A quel punto è il momento dei pomodori, dei fischi. Ci stanno, il pubblico pagante si è guadagnato anche quel diritto. Un pubblico pagante e PENSANTE, però: quanti perfetti imbecilli osanniamo perchè qualcuno ci dice che sono grandi geni? Quanta gente con le palle quadrate nasce e muore nell’ombra perchè il SISTEMA-ARTE (e non la sua arte, badate) lo ha schiacciato nell’ingranaggio?
Con questo libro ho cercato di dire delle cose: forse le ho dette male, forse le cose dette, in sè, non valevano molto per gli altri. Per me, valevano abbastanza da farci un libro. E così ho fatto.
Bah. Scendo dalla mia cattedra –che ci si sta scomodi- e finisco di digerire. È l’8 dicembre, un giorno strano. Balconi con luci schizoidi appaiono nelle colline buie. Rumori di feste, nessuno per strada. Penso scriverò una poesia. Ho delle cose da dire. Qualcosa resta sempre in fondo al barile. Come le dirò, poi, è un conto in sospeso tra me e questa notte di festa e buio.
Buonanotte.

7 commenti:

GianKa ha detto...

Intanto pittore ci sei tu e chi non te lo dice, poi veramente sono convinto che il tuo amico sia daccordo con te nel differenziare l'artista dall'artigiano.

La tua opera parla quando suscita emozioni negli altri anche se sono negative, puoi raccontare una storia o far osservare un disegno, l'artista vince quando fa piangere, disperare, sorridere e così via, puoi sbagliare nell'ortografia, scrivere stronzate enormi o pisciare in lastre di zinco ma se ottieni lo stupore, il bagliore negli occhi o la disperazione in chi "ti ascolta" allora hai vinto, hai ottenuto un opera d'arte. Pollok era un figurativo mediocre prima di emozionare con gli spruzzi di colori, egon schiele un maniaco mezzo pedofilo, Basquiat un drogato emarginato...

« Anche se seguito a produrre opere nelle quali si potranno ritrovare difetti, volendole considerare con occhio critico, esse avranno una vita propria e una ragione d'essere che supereranno i loro difetti, soprattutto per coloro che sapranno apprezzarne il carattere e lo spirito. Non mi lascerò incantare facilmente, come si crede, nonostante tutti i miei errori. So perfettamente quale scopo perseguo; e sono fermamente convinto di essere, nonostante tutto, sulla buona strada, quando voglio dipingere ciò che sento e sento ciò che dipingo, per preoccuparmi di quello che gli altri dicono di me. Tuttavia, a volte questo mi avvelena la vita, e credo che molto probabilmente più d'uno rimpiangerà un giorno quello che ha detto di me e di avermi ricoperto di ostilità e di indifferenza. Io paro i colpi isolandomi, al punto che non vedo letteralmente più nessuno »
"Vincent van Gogh"

Marco ha detto...

A me essere pittore non spiacerebbe affatto, anche se non saprei come comprarmi i colori... forse dovrei chiedere a mio fratello, come Van Gogh...
In quanto alle emozioni, ti dico subito che sono d’accordo, e di sicuro non le lego ad una perfezione tecnica dell’artista (e te lo dico da fedele seguace di Bukowsi, uno che ancora oggi rimproverano di “non saper scrivere”...)
Tutto questo era presente in quello che ho detto. La COMUNICAZIONE dell’arte è questo: veicolare messaggi, idee, emozioni, sensazioni, mondi interi e vite... il COME, è un altro paio di maniche...
Come tu sai, è uno dei motivi per cui odio la parola stessa, ARTE... nel momento in cui la usi, è come se le hai tagliato le gambe, se hai deciso una volta per tutte cosa (e chi) è dentro o è fuori... Pollock all’inizio non era considerato ARTE, e ora si vende per milioni... stesso discorso per Vincent... forse i milioni sono il metro di giudizio dell’ARTE? È davvero tutto qui? non credo proprio, ma fa capire quanto quella parolina di 4 lettere può essere pericolosa, se usata male...
L’artista, quello vero, in fondo se ne fotte di tutto questo, proprio per quella dose di Continua Rivoluzione che c’è in lui... saprà rompere il muro, riuscirà a non conformarsi a quello che “va”... saprà esprimere quelle emozioni che dici tu, in modi nuovi, o magari modi già visti ma sotto altre ottiche, altre vite... saprà andare oltre le REGOLE scritte in un Manifesto o propagandate da una Scuola... quello che è imperfetto oggi, domani sarà il nuovo canone della Bellezza...
Ma quanto di questo processo cogliamo veramente?
Quante cose stiamo dando per scontate? Quanti Vincent ci stanno morendo sotto il naso, solo perchè nessuno ci ha DETTO che sono dei geni?
Per quanto ancora il cattivo pubblico creerà cattivi artisti, e i cattivi artisti un cattivo pubblico?

Marco ha detto...
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Marco ha detto...
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GianKa ha detto...

codardi... cancellate i commenti ;D

Anonimo ha detto...

ho solo postato lo stesso commento 19 volte... :)
Marco

Edoardo ha detto...

La CENSURA SUL MORGANA! O CAZZO!