lunedì 27 settembre 2010

Bukowski -Hank, per gli amici.


Bukoswki. Ne vogliamo parlare?


In realtà l’ho già fatto altre volte, qui al Morgana. Sento però sempre le stesse cose, gli stessi luoghi comuni, e allora oggi mi va di (ri)parlare di lui, Henry Charles Bukowski –Hank, per gli amici.


Tanti l’hanno letto, ma ancora di più ne hanno sentito parlare, e spesso ne parlano anche, senza però saperne molto. Ho smesso di contare le volte in cui citavo il suo nome e la persona davanti a me faceva una faccia come a dire –ah, lui. Come a dire, ma davvero ne stiamo parlando. Come a dire, ma quella fase non doveva essere finita da un pezzo.


La cosa mi è accaduta così spesso che ho smesso di parlarne. Un po’ non mi andava di giustificarmi, un po’ mi sembrava che potessero avere ragione. Di Bukowski in fondo si dicono sempre le stesse cose: che era un vecchio porco, un alcolizzato, uno che ha avuto culo e basta, uno che non sapeva scrivere. Alcune di queste cose, effettivamente, sono vere. Bukowski ERA un vecchio porco alcolizzato (anche se con questa immagine ci giocava spesso, e con più ironia di molti altri). Ma davvero è solo questo? Abbiamo letto la stessa persona?


Bukowski è l’autore che, in assoluto, ho riletto di più negli anni. Penso di conoscere interi passi a memoria. Non era Calvino che diceva che un classico è un libro che hai voglia di rileggere non appena l’hai finito? Allora questo tizio, per me, aveva scritto una marea di classici. Così poco a poco ho smesso di vergognarmene, di pensare a lui come una macchietta, un personaggio che beve scopa e ci sollazza. Ebbene sì, Bukowski faceva queste cose e ne scriveva. Qual’è il problema? Voi non lo fate? Magari non ne parlate, ma allora la genialità di quest’uomo è stata (anche) questa: parlare di qualcosa di cui di solito non si parla. Non intendo il sesso o l’alcol in sè, ma tutto il resto: la disperazione di vivere, l’orrore quotidiano, l’incapacità di capire un sistema così stupido, la solitudine e la mancanza di solitudine, la tristezza e la risata che ti salva dal baratro. Bukowski fa sembrare il resto della letteratura moderna come ottocentesca, incentrata solo su re e regine. Leggete (ma stavolta davvero) Bukowski, e poi ditemi: chi altro ha descritto questa morte giornaliera meglio di lui? Chi ha parlato meglio di me, di voi, del vostro vicino di casa?


Ho sentito spesso dire, sì ma non sa scrivere. Cioè intendiamoci, mi dicevano, il tipo è divertente e tutto quello che vuoi, ma a scrivere così sono capaci tutti.


Davvero? Allora state sprecando un talento, belli miei. Quel tizio lì si è fatto i soldi, sapete? Perchè non vi lanciate? Tutti dicono di poter essere come lui, ma essere Bukowski 24 ore al giorno era una cosa non da tutti.


Ho già usato la parola “genialità” una volta, ma mi sa che ci siamo di nuovo. Hank è riuscito a far sembrare tutto semplice, a portata di mano. Questo vuol dire non saper scrivere? Perchè? Perchè una prosa, per diventare ARTE, deve essere ampollosa, lunga, trita, vecchia? Questa è rivoluzione, amici miei. Buk ha messo una bomba nel salotto letterario mentre quelli discutevano di amore e anima. Le parolacce, si dice. Oddio, non sia mai! Perchè voi non le dite mai, vero? In Buk il turpiloquio non è mai fine a sè stesso. È inserito in un contesto, parla di gente fatta di carne ossa e demoni. Direste a Van Gogh che usava troppo colore, che quelle pennellate erano VOLGARI?


Proprio a Vincent rimproveravano di essere troppo lineare, troppo piatto. Sembra che le emozioni devono avere sempre una cornice in oro, per poter brillare. Hank ha fatto vedere che le emozioni possono trovarsi anche nella stanza di un bordello, o nella testa di un vagabondo.


Vargas Llosa, un autore sudamericano, ha detto “non capisco come mai, ma leggi i grandi classici della letteratura, e tutto quello che ti resta alla fine è Bukowski”.


Aveva ragione. Perchè è vero che devi passare da tutta la trafila, se vuoi penetrare quel mondo, se vuoi vivere tutti i colori, da Dostoevskij ad Hemingway, da Salinger a Celinè a Miller –ma alla fine della giornata, ti ritrovi invariabilmente seduto ad uno sgabello di bar, con davanti una birra e accanto lui, Bukowski. E puoi star sicuro che quello è il momento migliore della giornata.


Per quanto mi riguarda, Buk mi ha insegnato TUTTO quello che so in questo campo. Era Carver con sentimento, Fante con piu’ follia. Se mi andra’ male con lo scrivere potro’ dire che mi e’ mancata la fortuna, il talento o la forza, ma non i buoni (o cattivi) maestri.


Leggetelo e fatelo leggere. Magari qualcuno non capirà, magari non gli piacerà. Io vi consiglio solo di non fermarvi alla copertina, ma di cominciare. Bastano poche righe. Il resto viene da sè.


Buona lettura.




Testi consigliati (in quest’ordine, ma anche no): Panino al prosciutto, Post office, Factotum, Donne, Storie di ordinaria follia, Taccuino di un vecchio sporcaccione, Urla dal balcone, Birra fagioli crackers e sigarette, Shakespeare non l’ha mai fatto, Niente canzoni d’amore, Poesie, Il capitano e’ fuori a pranzo, ed essenzialmente qualsiasi cosa con su scritto il nome Charles Bukowski. E fidatevi, cazzo.


1 commenti:

Edoardo ha detto...

Non mi unisco all'unanimità solo perché credo di saperne ancora poco. Però aggiungerei una cosa, e cioè che si capisce sempre di che scrive. È un uomo di sostanza (di colore più che di linea). Non c'è bisogno di una cornice, per inquadrare un sole rossissimo che tramonta.
Io sono al secondo libro tra i consigliati (e grazie a un amico li ho letti in ordine).
Grazie a lui, e a Buk.