martedì 20 agosto 2013

Parole in Pixel


E' troppo grande questa pagina bianca,
questa traccia finta di un mondo parallelo che c'è e che non c'è,
mi manca il rumore della penna che scorre sul foglio e l'odore della carta,
mi manca il contatto vero con le parole, come se quelle che vedi apparire sullo schermo non fossero davvero tue, come se qualcuno stesse scrivendo per te.
Non amo scrivere al computer, ho sempre l'impressione che mi rubi i pensieri.
Solo un diario può essere il tuo vero confidente.
Un diario è qui e ora, lo puoi toccare, nascondere in una scatola o dentro l'armadio, lo puoi rivestire con foto, renderlo uno specchio perfetto della tua anima.
Il computer è tremendamente impersonale, freddo e uguale a tanti altri, le parole perdono la loro carica, non riescono a rilevare il tremolio della mano, la rabbia o la tristezza.
Nonostante ciò eccomi qui, le frasi scivolano attraverso il mio corpo fino alla punta della dita sui tasti.
Vorrei scrivere di tutto quello che mi sta accadendo, della mia avventura in Australia, della malinconia che alle volte mi coglie, della gioia che mi riempie gli occhi quando mi rendo conto dell'incredibile esperienza che sto vivendo, della solitudine che mi accompagna come un cane fedele, del coraggio che mi spinge avanti.
Non lo farò, non per ora.
Devo convincermi che questo schermo è amico e non pensare a quanto siano volatili i documenti digitali.
Inoltre c'è un momento giusto per tutto, un momento in cui la mente si apre e riversa tutto fuori.
Bisogna regolare questo flusso e indirizzarlo verso uno scopo, se no si appare banali e ci si annega dentro.
Concludo con un dubbio che mi tormenta da tempo: a chi e a cosa servono tutte queste parole, questi fogli carichi di pensieri? la scrittura non perde il suo scopo se non è rivolta agli altri, se non serve a qualcosa e a qualcuno?

2 commenti:

kermitilrospo ha detto...

la scrittura può essere rivolta anche a se stessi, può servire al facilitare la ricerca di sè

Alessandra Kaiser ha detto...

Ma allora non ha senso che qualcun altro legga ciò che scrivi...possiamo quindi dire che esistono due dimensioni della scrittura, una strettamente personale e un'altra destinata al pubblico?