martedì 27 luglio 2010

Tiburtina Mon Amour

Tiburtina
che ogni volta che dalla stazione venivo verso di te sul ponte
il sole in faccia
sembrava davvero una nuova volta

Tiburtina
di strade nere vuote la sera
di anni passati e negozi nuovi
Tiburtina serrande abbassate
Tiburtina popolana dagli occhi spenti
sospesa tra illecito e povertà, e studenti
che tornano con buste piene
che finiranno in poco
Tiburtina di anziani
che vanno a morire senza fretta
in un appartamento che dà su altri appartamenti
Tiburtina alberi grigi e casalinghi che diventano banche
e facce scure intorno alla stazione
che non c’è più
così come quelle risate
quel tempo
quella giovinezza di noi tutti
Tiburtina e quella casa
angolo Bertarelli
che potrebbe raccontare molte storie
dove le storie hanno cominciato ad essere raccontate
messe su carta
segno di giorni scivolati via
Tiburtina e sudore, Tiburtina e gelo
e sirene di ambulanze, incidenti, gente che passa
edicola all’angolo sprovvista di porno
kebabari e mercatini, mendicanti, gente che se ne va
e tra gli alti palazzi
nessun riparo dal sole e dalla pioggia
Tiburtina che non si vede la fine
Tiburtina mille ricordi
barcollanti e sinceri
Tiburtina quando tornavo, Tiburtina quando partivo
Tiburtina quando tutto
sembrava fermo
e l’Australia era miraggio
Tiburtina io e il compare
e grazie per quelle sere a far finta che andasse bene
Tiburtina spietata
e noi a resistere
Tiburtina
e io che ho consumato
i tuoi marciapiedi
luridi e banali

Tiburtina
che ogni volta che andavo verso la stazione
sul ponte
il sole ormai alle spalle
ero felice di andare
via
da te.

(Marco Zangari, 2010)

1 commenti:

Edoardo ha detto...

Tiburtina che è sempre diversa, ma che sta anche sempre lì ad aspettarti.